La prevenzione, il corpo e la mente: come governare la paura dei controlli?

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Ammalarsi di cancro è un avvenimento traumatico che investe anche la dimensione psicologica di una persona. I tumori, come molte altre malattie, colpiscono la persona nella sua interezza: non solo il corpo, quindi, ma anche la psiche e le emozioni.

Una misura dell’impatto psichico della diagnosi di tumore è stata più volte documentata in letteratura scientifica. Secondo una indagine recente sulle donne e gli uomini italiani con un tumore, uno su cinque risultava soffrire di depressione, uno su dieci da ansia e oltre la metà comunque colpito da una forma di disagio psicologico. Considerando che nel nostro Paese le nuove diagnosi sono circa un migliaio al giorno, si comprende l’estensione della tematica e l’importanza di una informazione adeguata.

La psiconcologia

Per questo motivo esiste la psiconcologia, una branca importante della psicologia dedicata al supporto delle persone alle prese con una malattia oncologica. I pazienti e le pazienti, dunque, ma anche i loro familiari. E, come vedremo, utile anche a chi malato non è ma sperimenta emozioni dolorose al pensiero della malattia, a volte tali persino da compromettere il percorso di prevenzione e da allontanare da quanto di buono possiamo fare per la nostra salute: sottoporci ai controlli raccomandati.

La prevenzione e lo stress

Mentre siamo più avvezzi a considerare la sofferenza emotiva di una persona malata, alle prese con le terapie, con un corpo che cambia, con una diagnosi difficile da accettare, tendiamo a sottovalutare le possibili difficoltà legate ai controlli. Possibile che per una donna in salute lo stress dei controlli sia tale da spingere a evitare l’appuntamento dal ginecologo o dal senologo? Si, è possibile e accade.

Il pensiero di sottoporsi a un esame di screening può suscitare emozioni forti, spesso vicine alla paura e all’ansia. Paura di scoprire di essere ammalate, ad esempio, o preoccupate per le procedure, tese per l’incontro con un medico o anche solo per l’ingresso in un ambiente ospedaliero.

Per definizione gli screening si rivolgono a chi è sano, ma è altrettanto vero che in moltissimi casi fanno la differenza in termini di sopravvivenza e qualità della vita. Per questo è importante conoscere, informarsi, per poter compiere delle scelte dettate dalla consapevolezza e non dall’ansia.

La paura degli screening: come farne un’alleata

C’è un filo rosso che collega l’emozione della paura e il nostro rapporto con la gestione della salute.

La paura è uno dei più forti determinanti del modo in cui ci rapportiamo alla nostra salute. Il timore di ammalarci può essere la molla che ci spinge ad andare dal medico e fare i controlli. E può essere utile, purché non l’unica motivazione e purché accompagnata da informazioni razionali e dal consiglio di un medico. Al contrario, la paura può essere il freno che ci impedisce di prendere in mano il telefono, di fissare quell’appuntamento tanto rimandato. Sugli screening oncologici questo fenomeno è stato studiato. Soprattutto nel caso degli screening per il tumore della cervice uterina o quelli per il tumore della mammella, ad esempio, si è visto che una delle motivazioni principali per cui le donne aderiscono al programma di controlli è proprio il timore della malattia e la percezione dello screening come esame di routine. Il rovescio della medaglia è che rifiutano i test le donne che temono esami medici, operatori sanitari, test e procedure e che hanno la percezione di stare bene ed essere sane.

L’antidoto all’ansia è l’informazione

Quindi? Qual è la soluzione? Nel caso degli screening oncologici il modo migliore per combattere la paura è comprendere quel che ci attende. Informarsi sullo scopo dei test, a cosa servono, come si svolgono. Sapere che in genere si tratta di esami poco o per nulla invasivi e i risultati sono nella gran parte dei casi negativi. Qualora invece dovesse risultare la presenza di un tumore, il più delle volte grazie allo screening si identificano forme precancerose (è il caso dello screening del tumore del collo dell’utero o del colon, che consentono di eliminare le cellule mutate prima che il tumore vero e proprio si sviluppi) o quando la malattia è in fase precoce ed è più facile da curare (come nel caso dello screening per il cancro al seno).

L’attesa dei risultati

Dopo un Pap-test o una mammografia occorre aspettare gli esiti, a volte per settimane. Un tempo lungo che può diventare lunghissimo, se compaiono ansia, paura, preoccupazione, a volte persino angoscia e tristezza. Emozioni normali, anche quando si tratta di un controllo di routine e non c’è una motivazione “razionale” per tanti pensieri negativi. Come reagire? Innanzitutto cercando di capire l’origine di queste emozioni. La paura dell’ignoto, specialmente quando quell’ignoto può essere qualcosa di negativo, è una normale reazione umana che può innescare dei meccanismi mentali complessi, il cui risultato è… immaginare lo scenario peggiore possibile. Anzi, è stato osservato che la paura dell’ignoto può causare più preoccupazione di quando si è consapevoli di un pericolo imminente ma conosciuto.

Come gestire le fasi di incertezza

È proprio questo tipo di paura, per esempio, che a volte ci fa rimandare l’appuntamento con il medico, anche quando sono presenti sintomi sospetti: abbiamo paura di quel che potrebbe essere o di quello che immaginiamo che possa essere. Allora, può aiutare capire che non c’è niente di strano, né di morboso, nel porsi domande come “rischio di morire?”, “sarò ancora in grado di lavorare?”, “come lo dico a mio marito?”, “come farò con i miei figli piccoli?”, ancor più quando ci si confronta con una possibilità come il cancro. È però importante ricordare che quella in cui ci si trova è ancora una fase di incertezza in cui anche se sono aperte tutte le possibilità negative, quelle positive non sono escluse. Pertanto è utile mettere in atto strategie che aiutino a sospendere il giudizio e a evitare di fissarsi con la mente sull’ipotesi peggiore, in modo da attendere con la maggiore serenità possibile l’esito dell’esame.

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