Gli esami da fare

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Contro molte patologie la strategia più costo-efficace si chiama prevenzione. Ma quali sono gli esami più utili da fare? Quando e con quale frequenza?

Prevenzione da scoprire 

Innanzitutto vale la pena approfondire il concetto di prevenzione. Esiste la cosiddetta prevenzione primaria, possiamo cioè ridurre il nostro rischio di ammalarci adottando uno stile di vita salutare. Ed esiste poi la prevenzione secondaria, grazie alla quale possiamo intercettare le eventuali malattie in tempo utile per curarle al meglio, aumentando le chance di guarigione e di buona gestione della patologia nel tempo, ricorrendo a terapie meno impegnative. L’obiettivo della diagnosi precoce non è purtroppo possibile per tutti i tumori, ma in alcuni fra i più diffusi invece è una strada percorribile e, anzi, auspicabile. Ciò che occorre è una informazione adeguata sui segnali d’allarme a cui prestare attenzione e un programma ragionato di controlli periodici.

I controlli

I controlli periodici sono uno strumento utilissimo per verificare le proprie condizioni di salute e per scoprire precocemente gli eventuali problemi. Sono una grande opportunità che, però, va utilizzata con intelligenza e rigore, dietro consiglio del medico curante, per evitare sprechi di risorse o accertamenti poco utili se non addirittura stressanti e dannosi.

Prevenzione su misura

Inoltre la programmazione degli esami deve rispondere per quanto possibile al profilo di rischio della persona, che dipende da caratteristiche individuali, tratti genetici, familiarità, storia clinica, esposizioni ambientali o lavorative, stili di vita.

Gli screening 

Un aiuto fondamentale sono i programmi di screening del Sistema sanitario nazionale, che stabiliscono in base a criteri di costo-efficacia quali esami debbono essere garantiti dalla sanità pubblica alle fasce di popolazione che più hanno dimostrato di beneficiarne, perché più esposte al rischio di ammalarsi. In genere prevedono la gratuità e l’offerta attiva alla popolazione-target. I criteri e le modalità di inclusione possono variare sul territorio nazionale, motivo per cui è bene chiedere chiarimenti presso il proprio medico o verificare presso le istituzioni sanitarie locali. Ecco, in sintesi, i principali programmi dedicati alla diagnosi precoce dei tumori femminili.

Lo screening mammografico.

L’offerta di screening si concentra nella fascia d’età 50-69 anni con una mammografia ogni due anni. È l’età in cui i carcinomi della mammella sono frequenti e l’esame è più efficace; però è importante affidarsi a uno specialista e considerare, in base al profilo di rischio individuale, il programma di controlli più adatto. E dopo i 69 anni? La comunità scientifica non ha ancora raggiunto una posizione condivisa sull’argomento. La vita media però si allunga e le donne over 70 hanno di fronte a sé la prospettiva di vivere ancora molti anni in salute. ecco perché si considera utile proseguire i controlli valutandone costi e benefici col proprio medico. In Italia già in diverse Regioni lo screening organizzato consente alle donne che hanno partecipato al programma di controlli di proseguire fino ai 74 anni, con cadenza biennale.

I tumori dell’utero

Per i tumori del collo dell’utero è previsto uno screening con Pap test o HPV test per tutte le donne fino ai 65 anni, ogni tre anni. Il Pap-test è offerto alle donne di età compresa fra i 25 e i 30 anni.

I test per lo screening del tumore del collo dell’utero sono il Pap-test, offerto ogni 3 anni alle donne di età compresa tra i 25 e i 30 anni, e il test per Papilloma virus (HPV-DNA test) offerto ogni 5 anni alle donne tra i 30 e i 64 anni. Entrambi gli esami consistono nel prelievo di una piccola quantità di cellule del collo dell’utero. Il Pap-test è uno storico baluardo della prevenzione oncologica femminile, che ha permesso di abbattere la mortalità per cancro cervicale nei paesi dove il test si è diffuso. Il suo scopo è rilevare le anomalie cellulari con caratteristiche pretumorali o tumorali. L’HPV test, invece, è più recente e si propone di identificare la presenza di DNA virale nelle cellule prelevate. L’HPV (papillomavirus umano) è infatti causa riconosciuta del carcinoma del collo dell’utero, motivo per cui se l’esame è negativo e non c’è infezione persistente da HPV si considera sicuro rimandare la donna a un controllo successivo a distanza di 5 anni. Se al contrario l’esame è positivo si procederà a un Pap-test per verificare l’eventuale presenza di cellule anomale e potenzialmente pericolose.

Gli esami da fare

Esaminati i capisaldi della prevenzione oncologica, ecco un’”agenda” sintetica con gli esami utili e consigliati in generale a persone senza fattori di rischio (compresi obesità e tabagismo) né sintomatologie particolari.

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